Disturbo del linguaggio per danno neurologico

Disturbo del linguaggio per danno neurologico

Afasia danno cerebrale

E’ la perdita della capacità di comporre e/o comprendere in modo adeguato il linguaggio, a causa di lesioni in aree cerebrali deputate alla sua elaborazione (aree di Broca e Wernicke).  In base all’area colpita dalla lesione l’afasia può essere distinta in due tipologie:

  • Afasia di Wernicke afasia fluente: I pazienti hanno un linguaggio parlato scorrevole, ma il senso logico di ciò che dicono è mancante, come anche la comprensione appare compromessa. Il soggetto ha un eloquio che viene definito come “relativamente produttivo”, abbondante, e la produzione articolatoria risulta normale. Il linguaggio però, risulta a tratti piuttosto sconnesso; le frasi sono generalmente lunghe e non sono quasi mai sintatticamente corrette; nei casi più gravi l’eloquio non ha nessun significato. Non si rende conto del loro stato, soprattutto nei casi in cui vi è un grosso problema di decodificazione uditiva.
  • Afasia di Broca afasia NON fluente: I pazienti possono essere incapaci di comprendere o formulare frasi con una struttura grammaticale complessa: il loro linguaggio non è fluente, la sua produzione linguistica si limita a parole isolate o a frasi brevi e dalla sintattica piuttosto semplice; lo stile risulta “telegrafico”. Il paziente si rende conto delle sue difficoltà comunicative e si scoraggia, rinuncia all’eloquio. Spesso sono presenti deficit articolatori.

Disartria danno motorio

E’ un disturbo motorio del linguaggio che deriva da una lesione di tipo neurologico che coinvolge la componente motoria del linguaggio ed è caratterizzata da una scarsa capacità articolatoria dei fonemi, quindi il soggetto comprende il linguaggio e vorrebbe esprimere dei contenuti logici, ma non ci riesce perché ha problemi nell’articolare i fonemi, non riesce a parlare bene e neanche ad emettere suoni non linguistici.  La comprensione del linguaggio scritto e orale resta integra. La lesione è in una delle varie strutture anatomiche che permettono di parlare, come ad esempio alcuni muscoli della testa e del collo. Il paziente si rende conto di avere una patologia.

E’ presente anche l’aprassia bucco-facciale: il paziente non riesce ad eseguire movimenti indicativi con bocca, faringe, lingua o muscoli del collo.

Anartria

Quando la disartria progredisce o si ha una totale perdita della capacità di linguaggio si passa ad una anartria. Il paziente non riesce a parlare, ma riesce bene ad aprire e chiudere la bocca e non ha problemi di protrusione e retrazione linguale.

Atassia

Progressiva perdita della coordinazione muscolare che quindi rende difficoltosa l’esecuzione di alcuni movimenti volontari. Uno dei sintomi di atassia è la disartria.

Aprassia disturbo acquisito

Disturbo neuro-psicologico acquisito del movimento volontario caratterizzato dalla perdita degli schemi appresi del movimento, in assenza di segni di lesione del motoneurone superiore o inferiore, di atassia o di disturbi extrapiramidali. Esistono molti tipi diversi di aprassia: aprassia motoria, ideomotoria, acrocinetica, della marcia, costruttiva ecc.

Difficoltà nell’emettere le parole e/o tende ad usare le parole in modo non corretto, ad esempio sostituendole tra loro in una frase e quasi sempre senza rendersi conto dell’errore e del fatto di avere una patologia.

Disprassia disturbo dello sviluppo

E’ un disturbo che comporta difficoltà nel compiere gesti coordinati e diretti a un determinato fine. Può determinare difficoltà nel linguaggio: mettere in ordine le varie fasi di un racconto e a trovare i termini adatti, poiché perdono facilmente memoria dei passaggi necessari alla sua comprensione. Può essere determinata da un danno cerebrale acquisito in seguito a trauma o ictus o presente dalla nascita se determinata da mutazioni a carico del gene FOXP2. Possono manifestare ritardo nello sviluppo neurologico e/o problemi motori che determinano difficoltà di organizzazione spazio-temporale e difficoltà nel compiere movimenti consequenziali, (prima la biancheria intima, poi i pantaloni, poi la maglia, poi la giacca). Può avere diminuzione della sensibilità tattile.